In Pedigree, libro notevole nel quale tutta l’opera di Simenon si ritrova in filigrana (e che dobbiamo in qualche modo a Gide), si può riscontrare la traccia golosa di un’infanzia liegese. Désiré, il padre, ama solo le carni ben cotte, le patate fritte, i piselli e le carote allo zucchero.

Elise, la madre, vuole solo minestre di carne grassa e verdure, il cavolo rosso, le aringhe affumicate, i formaggi forti di Le Havre. Il Vallone e le Fiandre! Il piccolo Roger Mamelin, che assomiglia a Simenon come un fratello, è “conteso”. Tutte le domeniche Elise prepara l’arrosto lardellato con chiodi di garofano, lo innaffia di vino di tanto in tanto, mette il grasso sul fuoco per le patate fritte e l’aria diventa blu nella cucina, nella camera e fino sulle scale. Désiré deve soltanto tornare dalla messa o dall’esercizio della Guardia Nazionale: “L’arrosto, le patate fritte e i piselli allo zucchero lo aspettano”. La sera, comperano, in rue Puits-en-stock, cinquanta centesimi di patatine fritte e un quarto di chilo di sanguinaccio, a meno che non ci sia del fegato…

Tuttavia, l’avventura entra persino in questa alimentazione popolare. La domenica, quando Roger accompagna suo padre ed è ora di tornare a casa “si fermano dagli Spagnoli, una bottega dai profumi esotici dipinta di giallo canarino. Tra i mucchi di noci del Brasile, di fichi, aranci, limoni e melograni, scelgono la frutta della domenica, un arancio aspro che Roger succhierà dopo averci infilato dentro un pezzo di zucchero, o un melograno coi chicchi coperti da una gelatina rosa”.

Quando più tardi ho scoperto Liegi, è sulle tracce di Simenon che ho cercato rue du Pot d’Or, Saint Phollien e il quartiere d’Outremeuse. Ho pranzato, come Maigret, a “la Bécasse” prima di andare a trovare Adèle al Gai Moulin; ho letto cento menu appesi: pasticcio d’aragosta, astici e pollo, che mi ricordavano quello, strappato, con le medesime portate, che indirizzò Maigret sulle tracce di un assassino. Ho assaporato l’odore quasi animale delle “fritture” polari dove i Compagni dell’Apocalisse si nutrivano sommariamente di piatti di ostriche. Ho ammirato, nelle vetrine dei salumieri, le testine di vitello farcite e, chiacchierando alla Taverna del Signor d’Amay con il tipografo Jean Dols e i suoi amici, immaginavo di ritrovare l’atmosfera della Caque, quando Simenon scriveva il suo primo romanzo: Au Pont des Arches.