Luca Cesari

Storia della pizza. Da Napoli a Hollywood

“Quando e come nasce la pizza?” è una domanda balenata nella testa di ognuno di noi, magari dopo aver gustato la nostra preferita – basta trovarsi in una tavolata tra amici, in famiglia o semplicemente da soli, quando non si ha gran desiderio di cucinare, per avere testimonianza del fatto che la pizza è un sostantivo incompleto, mancante, e – per esistere – necessita di un aggettivo qualificativo, tra cui il pronome personale: mia. Ma alla domanda iniziale, Luca Cesari, storico della gastronomia, aggiunge anche il “perché?” e, per farlo, ci porta nella Napoli del Settecento, città a cui dobbiamo l’invenzione del cibo più famoso al mondo. Incrociando una serie di coincidenze economiche, sociali e politiche, l’autore spiega in modo semplice quanto documentato, il perché la pizza è nata nella terza maggiore metropoli europea del XVIII secolo, inizialmente “antidoto alla fame” (spesso ricopre tuttora questo ruolo) di chi viveva per strada. A inizio Ottocento inizia a diffondersi per consacrare la sua versione più famosa, la Margherita, nella seconda metà del secolo, come omaggio alla regina. Se però la pizza era osteggiata molto spesso dai visitatori del Nord Europa e fatica a uscire dai confini partenopei, aveva come ingredienti base lo strutto, il pomodoro a fette e i pesciolini del Golfo di Napoli, pochi decenni dopo è con la migrazione italiana in America che consolida la sua fama. In un processo chiamato “pizza effect”, di cui Cesari ci spiega le basi antropologiche, storiche e alimentari, dobbiamo il binomio sugo di pomodoro – mozzarella agli immigrati italiani tornati in Patria. Napoli dimentica la nascita della pizza e crea la propria identità sulla risemantizzazione di questo cibo, che sposa totalmente, cavalcando miti e leggende, facendone parte integrante della propria identità, come – vista da fuori – è parte integrante dell’identità italiana tout court. E se a questo fenomeno ci aggiungiamo l’endorsment sia della Dieta Mediterranea che la sua versatilità, abbiamo non solo infinite variazioni della pizza ma anche la sua esportazione a ogni angolo della Terra. La passione della scoperta muove la prosa di Luca Cesari e i lettori non possono che accompagnarlo in questo viaggio eccitante attraverso documenti, scritti, giornali d’epoca e storie tramandate ma come ogni pizza che si rispetti, il suo libro, è estremamente digeribile, sazia ma non gonfia, lasciando il desiderio di riprenderlo in mano e gustarselo anche poche ore dopo. Tra precisione filologica e passione, cavalcando con sottile ironia quasi 350 pagine, Storia della pizza è un libro da leggere. A rileggerlo ne avrete il desiderio appena concluso. Ne siamo certi.

Il Saggiatore, 2023 – 348 pagine

Isbn 9788842830665

Euro 19,00




Pierangela Diadori, Giovanna Frosini (a cura di)

La cucina italiana fra lingua, cultura e didattica

Compito difficile quello di recensire un saggio scientifico che, già dal titolo, si prefigura un progetto decisamente ambizioso: trattare la cultura alimentare da molteplici prospettive: antropologica, storica, linguistica, semiotica e, infine, didattica, chiamando “alla penna” storici, docenti, studiosi. Operazione non facile, certo di valore scientifico ma sarebbe sbagliato confinare questo libro all’appannaggio degli studiosi e basta. Riesce, grazie alle firme presenti, a risultare una lettura estremamente piacevole anche per appassionati e curiosi lettori. La sfida delle curatrici è, in definitiva, decisamente vinta. Ad aprire il libro è Massimo Montanari che percorre un itinerario storico alla ricerca dell’identità italiana (per lui: sempre plurale) attraverso la cultura culinaria, continuando con una retrospettiva dei testi, ormai gioielli di carta, che hanno fatto la storia della nostra cucina, per la cura di Antonella Campanini. Non mancano analisi testuali legate alla cucina, antica e moderna, la presenza del vino nell’arte e un articolo di Stefania Carpiceci sul cibo nel cinema italiano, con alcune scene diventate iconiche e altre meno famose ma altrettanto incisive. L’immancabile Artusi convive con analisi sui ricettari tra stampa e web e pure un neologismo come foodscapes si conquista il proprio spazio letterario-scientifico, convivendo serenamente con la dieta della diplomazia culinaria nei secoli. In chiusura, grande spazio è dato alla didattica della storia della cucina e nell’insegnamento dell’italiano e comparato alla storia della letteratura contemporanea, anzi delle letterature. La cucina italiana fra lingua, cultura e didattica non è un libro da portare al mare o in vacanza; necessita di concentrazione, impegno, fino ad alzare gli occhi e accorgersi che effettivamente si è fatto tardi perché si era totalmente immersi tra le sue pagine.

Franco Cesati Editore, 2023, 271 pagine

Isbn 9791254960448

Euro 28,00

Lina Grossi

Italo Calvino: il sapore del racconto. Le ricette delle

fiabe italiane e di altre raccolte

Quanto Calvino amasse la cucina come campo magnetico attorno cui si è sviluppata la civiltà dei racconti, non è una novità per i suoi lettori. In primis nelle Fiabe italiane, operazione letteraria di portata gigantesca che ha permesso a varie generazioni di conoscere e appassionarsi a questa forma arcaica di narrazione popolare – grazie al suo ingegno e genio, è il caso di dirlo. Ma tutta la sua opera è pervasa da cucine, arrosti, banchetti, persino gastronomie. Il celebre racconto che vede il Signor Palomar estasiato dalla quantità di formaggi francesi esposti in un negozio (Il museo dei formaggi), dove elenca tutte le varietà con uno stile sospeso e trasognato, fa da controcanto alla molla che fa scattare il protagonista de Il barone rampante, nella sua fuga dalla rigidità famigliare, per una vita sopra gli alberi: l’obbligo di sedersi a mangiare i pasti preparati dalla sorella. Ma sono solo due dei vari esempi che Lina Grossi cita nel suo saggio Italo Calvino: il sapore del racconto. Coniugando le fiabe regionali di Calvino con i rispettivi piatti citati e le ricette alle ricerche dello scrittore sul gusto, l’autrice ci regala un libro estremamente piacevole e accogliente, nel centenario della nascita di Calvino.

Il leone verde, 2023 – 153 pagine

Isbn 9788885804704

Euro 12,00