Iniziamo qui una serie di articoli sul cibo descritto da viaggiatori dal Rinascimento al xix secolo: sia italiani verso l’estero e sia stranieri verso l’Italia, quando viaggiare – e quindi mangiare durante il viaggio – era un’avventura che non tutti potevano permettersi e che presentava sempre grandi sorprese. Come conosciamo i cibi con cui i viaggiatori di un tempo si nutrivano durante le loro peregrinazioni? Quali erano le loro sorprese alimentari quando arrivavano alla meta? E, più in particolare, come possiamo conoscere le loro reazioni di fronte a cibi che, abituali in un particolare luogo, vengono invece considerati strani e forse pericolosi in un altro?

Dato che il nutrirsi è elemento fondamentale nel quotidiano (il come e quando e cosa si mangia), gli uomini ma anche le donne, pure se in numero infinitamente minore, che volevano o dovevano affrontare l’esperienza del viaggio, sapevano benissimo che, senza alcun dubbio, avrebbero dovuto deflettere da pratiche e usanze abituali. Mettendosi in viaggio un uomo di qualunque tempo sa che dovrà rinunciare a pretese che per lui sono normali e di routine e trovare nel quotidiano della sua alimentazione differenze e novità.

Fonte fondamentale per conoscere le reazioni dei vari viaggiatori sono le relazioni che essi scrivono al loro ritorno in patria, alla fine del viaggio, mentre ripensano all’avventura appena terminata quando danno la stesura definitiva al loro racconto e riprendono in mano gli appunti spesso presi nel corso degli spostamenti. Le informazioni sui vari cibi, la loro eventuale bontà o pericolosità, vengono ritenute fondamentali per i lettori che dovessero affrontare l’avventura negli stessi luoghi.Viaggi e viaggiatori possono appartenere a categorie diverse per destinazione e per interessi: questa volta prenderò in considerazione i viaggiatori che arrivano in Italia nel periodo rinascimentale e barocco, prima quindi che l’Italia diventi quel luogo mitico per la formazione e la cultura che sarà la destinazione delle varie specie di grand tour.

Cibo: imprescindibile argomento

Viaggiatori (e qui facciamo una prima distinzione) che arrivano via terra, perché il viaggio per mare, con la necessità di conservazione dei cibi per periodi anche lunghi, obbliga per le provviste a precisi tipi di scelte con conseguenti rinunce, e merita un discorso a parte. Un’osservazione preliminare, comune ad ogni tipo di relazione di viaggio: tutti coloro che fanno un resoconto sul loro itinerario, tutti, senza eccezione, parlano di cibo: di quanto costa, di come ci si deve comportare non solo nei confronti dei vari alimenti, ma anche di chi lo vende, lo cuoce, lo amministra. Si tratta in assoluto dell’argomento che ricorre con più frequenza nelle relazioni di viaggio, quello su cui si vogliono dare maggiori informazioni a coloro che quello stesso viaggio possono intraprendere; numericamente queste informazioni sono seguite da quelle su come sono – e come si possono incontrare – le donne, in particolare nei paesi lontani e poco conosciuti (non dimentichiamo che l’assoluta maggioranza dei viaggiatori erano uomini e che le donne che viaggiavano avevano sempre degli accompagnatori maschi), ma le notizie sul cibo sono decisamente le più importanti. Anche gli intellettuali più sofisticati prima o poi cascano a parlare di cibo: Petrarca, mentre ci racconta, nel suo aulicissimo latino della sua ricerca di testi degli antichi, si perde nella descrizione della delizia dei polli che riesce a mangiare.