Fra le nuove acquisizioni provenienti dalla dispersione della raccolta di Jacques ed Hélène Bon (1) e ora conservate nella collezione di testi antichi di cucina e gastronomia del Garum, spicca la seconda rarissima edizione del Commentario de le più notabili, & mostruose cose d’Italia, opera di quell’importante umanista dall’altissimo ingegno che fu Ortensio Lando e stampata nel 1550 (2). Impossibile e ingrato sarebbe comprimere in un articoletto la figura del Lando, sulla quale si dovrebbero versare i proverbiali fiumi d’inchiostro. Basti qui ricordarlo quale umanista dalle spiccate e pericolose simpatie per la Riforma – cosa che lo costrinse a girovagare per le corti d’Italia e d’Europa – uomo d’enorme spirito critico e polemico, e primo traduttore italiano dell’Utopia di Thomas Moore. E proprio dalle sue esperienze di viaggio e dagli stilemi del genere utopico – il viaggiatore e narratore dietro cui si cela il Lando è un giovane ed improbabile arameo, cittadino dell’Isola degli Sperduti, che, guidato da un fiorentino proveniente dalla Terra di Utopia, si appresta a conoscere le realtà delle città italiane – nasce quest’operetta che si configura, in alcune sue parti, come una vera e propria guida di viaggio in Italia, con notizie folkloriche, sociali e gastronomiche estremamente eterogenee. Una guida con una particolare attenzione alle curiosità e una spiccata libertà di fantasia che, se da un lato sviluppa una chiara parodia della letteratura di viaggi immaginari – con richiami che vanno da Luciano di Samosata a Rabelais – dall’altro si sofferma, specificatamente, su tre categorie principali di soggetti: i cibi, gli uomini e i territori.

Direttore di Garum, Biblioteca e Museo della Cucina