Fin dal 1837, a seguito di moti sostenuti sia dalla borghesia che da una parte della nobiltà nelle principali città del Regno di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia (1798-1849) aveva emanato una serie di provvedimenti di stampo liberale, come la pubblicazione di un codice civile (1837) seguito da un codice penale (1839), la riforma del sistema della censura, che consentiva la pubblicazione di giornali politici e la riforma del Consiglio di Stato.

Il 30 gennaio 1848, il Corpo Decurionale di Torino, si era riunito per discutere sulla creazione della Guardia Nazionale. L’Ordine, o Corpo Decurionale di Torino, era allora formato da sessanta membri suddivisi in due classi: la prima costituita da nobili qualificati per nascita o dignità e la seconda da cittadini (avvocati, negozianti, professionisti). Tra questi venivano scelti i due Sindaci (uno per ogni classe) e i membri del Consiglio generale della Città.

Giungendo improvvisa la notizia della concessione della Costituzione da parte di Ferdinando II di Borbone (1810-1859), re delle Due Sicilie, i Decurioni avevano immediatamente formulato una richiesta al Re di emanare una Costituzione anche per il Regno di Sardegna, presentata dai due Sindaci al sovrano in persona il 7 febbraio successivo. Carlo Alberto cedette alla richiesta e fece predisporre una dichiarazione di quattordici princìpi ispiratori, utilizzati poi per l’elaborazione dello Statuto che avrebbe reso costituzionale la Monarchia Sabauda, proclamati al popolo l’8 febbraio 1848 verso le 15,30. La notizia suscitò l’entusiasmo della popolazione, che inscenò numerose manifestazioni di gioia e di ringraziamento. La sera la città era tutta illuminata e le strade percorse da manifestazioni imponenti. I giorni successivi sarebbero stati caratterizzati da una grande euforia collettiva e da continue manifestazioni di giubilo.

La prova generale a pranzo

Il 10 febbraio i Sindaci e i Decurioni di Genova giungevano a Torino per esprimere al Re la gratitudine della città. Nell’occasione i Decurioni della Città di Torino offrivano ai colleghi genovesi un pranzo all’Hôtel Europa in Piazza Castello, in faccia al Palazzo Reale, attivo fino agli anni Ottanta del Novecento, meta nell’Ottocento dei personaggi più illustri della cultura internazionale di passaggio a Torino: qui soggiornò Alexandre Dumas che, oltre a gustare con grande piacere il bicerìn, incontrò Giuseppe Garibaldi e decise di partecipare e finanziare la spedizione dei Mille. Il proprietario dell’albergo, Bernardo Trombetta, apprezzato ristoratore torinese, predispose un menu, di cui è rimasta memoria:

Zuppa alla primaticcia reale, Fritto misto, Pesce Lupo [branzino] a due salze, Giambone [prosciutto] della Vestfalia alla purèe de Chantilly, Filetto di volaglia alla reale, Filetto di bue alla giardiniera, Punch alla romana, Piccoli piselli all’inglese, Carciofi alla Barigoule, Arrosto misto di Faggiano e Pernici con crescione, Pasticcio di Fegato (sic) grasso di Strasbourg, Insalata all’italiana, Pasticcio di Biscottini alla Polonese, Biscottini alla Richelieu, Gelato, Dessert.

Il menu fu stampato dalla litografia Doyen di Torino – che riutilizzerà la forma grafica anche per un altro menu pubblicato in quegli stessi giorni – ed è stato studiato e pubblicato da Luciana Manzo nel catalogo della mostra Invito a pranzo in Archivio (Torino, Archivio di Stato, 22 settembre 2016 – 28 gennaio 2017) alla cui cortesia dobbiamo una parte delle note che seguono.

Il menu del pranzo, impegnativo e di grande livello gastronomico, sarebbe servito, in quelle settimane frenetiche, da canovaccio per un ulteriore e ben più importante banchetto allestito di lì a tre settimane.

Intanto un apposito comitato, voluto dalla popolazione, si prodigava per organizzare una grande Festa Nazionale di ringraziamento al Re.