Lo Spièdo (o Schidione, secondo una lezione riportata ancora dal Dizionario della Crusca: “schidone, o schidione è propriamente quello strumento lungo, e sottile, nel qual s’ infilzano i carnaggi, per cuocergli arrosto, che, per lo più, è di ferro”) è, con ogni probabilità la più antica forma di cottura a essere stata praticata dall’uomo subito dopo aver scoperto il fuoco. E ci riferiamo ad un periodo temporale di circa due milioni di anni fa!

Se è vero che le modalità di cottura del cibo sono un elemento fondante dell’ordine culturale di ogni singola civiltà e la cottura si può ritenere il mediatore del passaggio di una società dallo stadio naturale a quello delle regole sociali e culturali, e se è vero quanto afferma l’antropologo Richard Wrangham che il controllo del fuoco e l’avvento del cibo cotto sono le basi fondamentali del genere Homo, potremmo definire lo spiedo come lo strumento che per primo ci ha resi umani, accompagnandoci per tutto il lunghissimo percorso dell’ominazione fino ai giorni nostri. In quest’ottica lo spiedo, rappresenta anche lo strumento umano che ha avuto il più continuo e costante utilizzo fra tutti gli strumenti usati o inventati dall’uomo, attraversando preistoria, storia e modernità, senza soluzione di continuità!

Spiedo nei poemi: omero e virgilio

I poemi omerici sono i primi testimoni letterari dell’uso dello spiedo per la cottura delle carni. In realtà potremmo serenamente affermare che la cucina omerica è basata proprio sulle varianti della carne spiedata (carne bovina adulta, carne ovina, maiali ingrassati e, in rari casi, cinghiali).

Già nel primo libro dell’Iliade si legge:

[…] indi il vecchio le infuse di fulgido vino
sopra fiammanti legne: garzoni reggevan gli spiedi.
E poi che furon cotte le cosce, e divise l’entragne,
tutte divisero in pezzi le carni, e infilâr sugli spiedi;
e quando furon cotte a punto, le tolser dal fuoco.
E poi che fu il lavoro cessato, e imbandita la mensa,
qui banchettarono; e niuno restò con la voglia di cibo.
Simili banchetti di carne di spiedo si ritrovano anche nell’Odissea:
Il vecchio le arrostí sui legni arsi, il fulgido vino
versò: coi lunghi spiedi gli stavano i giovani attorno.
Or, poi che furon bruciate le cosce, e mangiate l’entragne,
tutto il resto tagliarono a pezzi, e infilâr negli spiedi;
e ne gli spiedi acuti esposero al fuoco le carni