Il Libro de Cosina di Martino de Rossi è un manoscritto redatto in volgare tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI secolo. Di valore capitale per la cultura europea e conosciuto, a livello mondiale, dagli storici e dagli studiosi di storia dell’alimentazione, oggi è conservato nel Fondo Antico della Biblioteca Civica di Riva del Garda.

Il percorso che il prezioso manoscritto ha fatto per ritrovarsi al sicuro a Riva del Garda è ancora di difficile ricostruzione e si ammanta di mistero. Le ricerche condotte sulla documentazione storica del Comune di Riva riportano il 1936 come prima traccia temporale stabilita con certezza in cui il manoscritto si trovava conservato nell’Archivio Storico Comunale dove, con ogni probabilità, vi giunse tra la fine del 1926 e il 1936. Le date sono desunte dal fatto che nell’inventario delle carte d’Archivio, redatto minuziosamente tra il 1923 e il 1926 da Padre Samuele Gius, il prezioso codice non veniva menzionato.

Dopo un anno, e precisamente, il 26 maggio 1937 sul quotidiano La Stampa Sera di Torino appare un articolo di Tullio Armani dall’esplicito titolo Le ricette culinarie di Martino De’ Rossi “magistro del ‘400” che riporta la notizia del ritrovamento, nell’Archivio di Riva del Garda, di un interessante manoscritto di cucina attribuito a “Martino De’ Rossi, magistro nell’arte del mangiar raffinato e cuoco dell’illustre signore Ian Jacobo Trivulzio”. L’articolo prosegue: “Il prof. G.B. Festari che ritrovò il vecchio manoscritto tra antiche carte conservate nell’Archivio municipale della città, ha potuto stabilire con certezza che si tratta proprio dell’originale e che la sua stesura risale esattamente alla seconda metà del ‘400.” Segue una descrizione del contenuto e della struttura del manoscritto e l’articolo si conclude affermando che, presto, il prezioso ricettario verrà dato alle stampe. Pur con le imprecisioni e gli errori di lettura e interpretazione dovuti a uno studio ancora superficiale del testo, non ci sono dubbi che il ricettario scoperto dal professor Festari fosse proprio il nostro manoscritto.

Ma uno studio circostanziato sul Libro de Cosina non vedrà ancora le stampe e il manoscritto viene nuovamente inghiottito dalla nebbia fino al 1943, quando da una corrispondenza tra il Soprintendente ai Monumenti ed alle Gallerie delle Province di Trento e di Bolzano e il Podestà di Riva, Lodovico Donati, si viene a conoscenza che il ricettario è stato per un periodo nelle mani della Soprintendenza con sede al Castello del Buonconsiglio di Trento per poi tornare a Riva in pieno conflitto bellico.