Da quando Socrate morì avvelenato con la cicuta, la letteratura – e quella gialla in particolare – ha scoperto il potere venefico delle piante: nel Ritratto di Elsa Greer Agatha Christie ricorre alla cicuta nella variante del cloridrato di coniina, tanto per citare la più conosciuta firma della detective story.

Ma anche un breve regesto ci fa scoprire che ogni comune cucina offre una potenziale scelta di veleni, a cominciare dal prezzemolo, cugino della cicuta e potente aiuto delle mammane nel procurare aborti, proprio come la peonia.

O come il misterioso old uncle Henry che, nella assai rimaneggiata versione televisiva di È troppo facile, Miss Marple scopre essere non una persona, bensì il nome popolare dell’Artemisia vulgaris, pianta usata in cucina, in farmacopea ma anche come abortivo. La cita il greco Dioscoride, del quale già nel XVI secolo si ebbero edizioni a stampa dell’opera: mi limito qui a ricordare l’edizione bilingue, greca e latina, stampata da Soter a Colonia nel 1529 sulla scorta della princeps in greco stampata da Aldo nel 1499; così come la traduzione in italiano del botanico e medico imperiale Pietro Andrea Mattioli, che la integrò ampiamente di nuove essenze sconosciute agli antichi, edita dal Bascarini a Venezia nel 1544.

Autori di saggi su bibliofilia e collezionismo e della serie poliziesca che ha come protagonista il commissario Norberto Melis. Collabora con i più noti quotidiani nazionali