Alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, i politici si servivano dei banchetti in loro onore un po’ come oggi usano i talk show televisivi: per fare propaganda e spesso per dichiarazioni importanti, sfruttando l’evento come cassa di risonanza. C’erano i banchetti preelettorali, nei quali si rendeva conto del proprio operato e si presentava il programma politico; c’erano quelli che seguivano le elezioni, un’occasione di festeggiamento e insieme di ringraziamento per i propri elettori; e c’erano poi, molto importanti, quelli fatti in momenti particolari, in momenti di crisi, che servivano a dare giustificazione del proprio operato e difendersi dalle accuse degli avversari.

Giovanni Giolitti è stato un vero esperto sotto questo aspetto e il banchetto di Dronero (suo collegio elettorale) del 18 ottobre 1893 ne è la dimostrazione.

Agli inizi degli anni Novanta era infatti scoppiato lo scandalo della Banca Romana: le indagini amministrative avevano evidenziato un quadro di gravi irregolarità con fenomeni di corruzione di giornalisti e politici, e una pesante condizione di compromissione in cui versava la banca della capitale. Lo stesso governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, da poco proposto dal presidente del Consiglio Giolitti per la nomina a senatore, era stato arrestato assieme ad altri funzionari dell’istituto. La figura di Giolitti ne usciva politicamente compromessa ed il banchetto era l’occasione per dimostrare agli elettori la sua estraneità ai fatti. Si può dire che lo scopo sarà raggiunto, nonostante le dimissioni che il mese successivo Giolitti dovrà dare essendo stato individuato dall’inchiesta come unico capro espiatorio politico dello scandalo; il trionfo ottenuto alle successive elezioni farà sì che qualche anno dopo potrà tornare a capo del governo per altre quattro volte fino al luglio del 1921. E dalle ceneri dello scandalo, oltre a rinascere politicamente Giolitti, nascerà anche la Banca d’Italia.

Due parole sulla struttura (classica) del pranzo che vede serviti un antipasto (cassette di Strasburgo), il potage (zuppa alla Regina), la portata di pesce (salmone del Reno alla marinara), il rèlevé (filetto di bue alla fiamminga), un’entrée (suprême de volaille alla Toulouse con tartufi), il tradizionale sorbetto di metà pranzo (punch al Kirchswasser), la portata di legumi (cavoli di Bruxelles all’inglese), l’arrosto che, per la regola dell’alternanza, sarà di selvaggina essendo l’entrée di pollame (fagiani allo spiedo con crescione), un entremet salato, molto usato in Piemonte, (aragosta alla majonnaise), dolce (gâteau alla Margherita) e gelato (alla napoletana). Il banchetto è stato servito da Carlo Naturali, concessionario del famoso ristorante Sogno al Valentino “… che, come tutti sanno, sorge in un’amena posizione sul viale cosiddetto dei Sospiri, fra il folto dei tigli e il verde dei giardini” come si legge sulla Gazzetta Piemontese del 27 aprile 1891.

Tornando ai politici ed ai loro discorsi, anche centotrenta anni fa non erano molti a prenderli sul serio. Ce lo dimostra quest’altro menu, anche questo un banchetto che si svolge a Roma tre soli giorni prima di quello di Dronero. Si festeggia l’onomastico di Edoardo Perino, una delle figure più significative dell’editoria italiana (e romana in particolare) del periodo umbertino. Fra i convitati troviamo ovviamente Nino Ilari, poeta, drammaturgo e giornalista italiano, che scriveva sul Rugantino, la nota rivista in dialetto romanesco, oggi forse più noto per essere l’autore del testo della famosa canzone Affacciate Nunzia. Ad ogni festeggiamento Nino Ilari era costretto a dar sfoggio della sua maestria recitando qualche verso composto per l’occasione e questa volta troviamo uno scherzoso sonetto che aveva scritto a mano durante il pranzo sul retro del menu:

Cee semo: tutti l’anni ‘sto giochetto;

tutti l’anni la solita canzona!

Quanno che stamo a mejo der banchetto,

s’avemo dda guastà la bocca bbôna.

S’arza un fregno e tte fa: Pparli Ninetto!

Un antro dice: mbè, cchi je la sôna?

E un antro: Annamo, ahé, fôra er sonetto!

Insomma tutta robba che cce stona

Queste sò buffonate pe’ davvero, che la ggente ch’è onesta nu’ le vô: le faccino al banchetto de Dronero.

Dunque quest’anno nun ve ciarabbiate,

sho gareto

perché tanto er sonetto nu’ lo fô nemmanco si, a bbôn giôco, ve scannate!

Con buona pace di Giovanni Giolitti e, più in generale, di tutto il mondo politico!

Menu Associati