Pare assolutamente normale, al giorno d’oggi, pensare al viaggio e al viaggiare come a un piacere, anzi uno dei più grandi piaceri perché unisce e procura una serie di soddisfazioni: conoscenza, curiosità, esperienze e non ultimo, culture culinarie nuove, tutte da scoprire. Ci sono stati, però, dei tempi storici in cui il viaggio era un dovere che faceva parte di determinati lavori. Pur con i problemi insiti nel suo quotidiano divenire, nonostante tutti i pericoli e le insidie che lo spostarsi poteva prevedere o contenere, il desiderio del nuovo ha, in ogni tempo, avuto la meglio, agendo su quella parte della natura umana curiosa e desiderosa di conoscere l’ignoto.

Dall’unione di questo desiderio con la concreta possibilità di guadagno sono emerse due tipi di figure: i mercanti e gli ambasciatori.

Docente di Letteratura italiana e Letteratura rinascimentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e scrittrice