Ambrosia arabica, overo della salutare bevanda cafè, opera del medico bolognese Angelo Rambaldi che nel 1690 fa un appassionato elogio della nuova bevanda. Si rivolge all’Amico lettore spiegando che intende far conoscere senza abbellimenti di alcun genere le virtù del caffè, così come il medico che non dovrà perdere tempo a “ricamare le bende ov’è bisogno di saldare la piaga” (vivace espressione, forse antenata del moderno “pettinare le bambole” udito con frequenza nei dibattiti politici). Il medico, quindi, dovrà essere rapido nel suo operare ricordando che i rimedi semplici sono i migliori e allude quindi alle virtù del caffè da noi conosciute grazie all’istinto naturale degli animali.

Leggende sul caffè

Cita l’episodio, avvenuto nell’Arabia Felix, dell’incontro fra alcuni monaci e un guardiano di capre che aveva notato come i suoi animali, dopo essersi cibati delle bacche di alcuni arbusti, fossero vivaci e svegli per tutta la notte. Uno dei monaci amareggiato per la costante sonnolenza dei suoi confratelli che durante le preghiere notturne venivano sorpresi quasi sempre distratti e spesso anche addormentati, pensò bene di sperimentare su di loro il potere delle bacche rosso bruno che tanto effetto producevano sugli animali. A dire la verità, il bravo monaco si guardò bene dall’assaggiarle. Il loro effetto sulle capre, unito al colore vagamente luciferino, faceva pensare a un intervento del demonio. Dopo una lunga meditazione pensò bene che, in fondo, i frati dormiglioni potevano essere le cavie adatte. Miracolo! Dopo aver bevuto l’infuso ottenuto dalla bollitura delle bacche, ecco i bravi frati svegli, attenti e partecipi alle preghiere e ai Divini Uffizi come mai era successo prima.